Don Vinicio Albanesi
LO SCENARIO DELLE POVERTA’ IN ITALIA
(testo non rivisto dall’autore)
Nella giornata di apertura del biennio Sintonia è stato invitato don
Vinicio Albanesi, Presidente del CNCA e capo storico della comunità di
Capodarco, del quale pubblichiamo l’ intero intervento tratto dalla
registrazione.
Le povertà materiali
L’ Italia è il paese degli squilibri sociali ed economici, ma senza
dubbio vi sono persone molto ricche. Per "molto ricche" intendiamo
persone con redditi di oltre centocinquanta milioni l'anno. A questa
fascia piccola appartengono le categorie professionali, gli
imprenditori, gli artigiani, cioè tutte quelle persone che in Italia
contano. Mi diceva il Presidente del CIRM, che è un Istituto di
indagini, che in Italia "contano" un milione di persone, il resto è
gente che è buona solo per lavorare, e lo diceva con convinzione. Questo
per dire che la ricchezza è molta ed è concentrata nelle mani di pochi.
Non dispongo di dati precisi però è noto ormai che l'80% della ricchezza
finanziaria del paese è concentrata nelle mani del 30% della
popolazione. Quella che si verifica, dunque, è una situazione di
squilibrio. Se scendiamo poi verso il sud del mondo, la percentuale
delle persone che detengono la maggior parte della ricchezza disponibile
tende a restringersi ancora. In America Latina, ad esempio, ho potuto
notare che la percentuale di chi detiene le risorse, e quindi la
ricchezza reale del paese, è soltanto il 2,5% della popolazione (i
ricchi).
Abbiamo poi la cosiddetta "fascia intermedia", a cui sostanzialmente
apparteniamo tutti noi che abbiamo una vita dignitosa che però tende
alla povertà se non siamo in grado di difenderla adeguatamente. Mi
trovavo due domeniche fa a Camaldoli, con il Presidente del Consiglio
Prodi e tutti i ministri cattolici del governo, in un intervento il
sociologo Achille Ardigò disse che oggi le famiglie cosiddette "da
lavoro dipendente"in alcune condizioni rischiano, come stà a dimostrare
il recente malcontento del mondo delle istituzioni, maestri, insegnanti
ecc... Infatti nell’evoluzione dell’economia del paese uno stipendio
troppo standardizzato tende a far diventare poveri.
Infine c'è una "zona molto povera", che si attesta intorno al 20% della
popolazione. E’ uscito recentemente il rapporto sulle povertà in Italia
diretto da Pier Carniti, dove si dimostra scientificamente, che esistono
due milioni e mezzo circa di famiglie italiane povere; ciò significa che
due persone, mettendo insieme il loro reddito, non raggiungono 1.300.000
lire mensili. Il 75% di queste persone si trova nel sud del paese. Da
questa indagine scientifica, quindi certa, in Italia esistono un milione
di vecchi poveri ed un milione di bambini poveri. Allora, voi capite che
in questo quadro la "forbice" tra ricchi e poveri si sta divaricando,
dato che la fascia intermedia tende a tutelarsi o addirittura a salire
nella fascia alta e quindi la fascia forte rimane forte e ricca ed
invece la fascia debole rimane debole o si indebolisce sempre più. Non
si tratta di moralismi di buona volontà ma di una dimensione reale. Con
un solo stipendio,oggi in Italia non si vive, quindi la famiglia tende a
procurarsene due per avere un reddito migliore possibile, drenando,
però, necessariamente le ricchezze reali del paese; e chi si trova in
una condizione di debolezza in questo quadro tende a restare debole o a
diventare sempre più debole per cui ci sono dei rischi reali di povertà.
In questa dinamica si sente spesso parlare della fiscalità, troppe
tasse, troppi oneri ecc...però nessuno dice, e ve lo dico con estrema
sincerità, che molta di questa fiscalità non va a vantaggio "del
marocchino o del tossico", ma va a vantaggio della fascia intermedia. In
uno studio del Fondo Monetario Internazionale, si dice che soltanto una
minima percentuale del Welfare in Italia, circa 80.000 miliardi, va a
vantaggio delle aree di povertà, mentre il resto va a vantaggio dei
cosiddetti "garantiti". Una cosa terrificante, perchè degli 80.000
miliardi, 60.000 miliardi sono per la previdenza e nella previdenza ci
sono tali privilegi per cui inspiegabilmente ci sono dei privilegiati
senza alcun motivo, puro e semplice privilegio che non è in rapporto al
lavoro fatto, che non è in rapporto al disagio del loro lavoro. No, è
solo privilegio, e chi "tocca questa storia muore", chi "tocca i fili
muore" per cui nonostante il cambio dei vari governi nessuno è riuscito
a toccare questo meccanismo che poi determina lo squilibrio. Ma io ne
parlo perchè poi vi accorgerete che laddove le risorse sono poche e
drenate, capite che "con i fichi secchi è difficile fare un pranzo di
nozze". Questo significa che in questo quadro generale noi abbiamo dei
rischi reali che poi aumentano, creando una tendenza, che è una tendenza
anche territoriale.
Il cosidetto federalismo, se accentuato otre misura diventa pericoloso,
perchè diventa la negazione delle risorse in termini unitari. In fondo,
alcuni lo dicono esplicitamente, altri lo dicono in termini più subdoli,
dicono: - " noi siamo ricchi e per quale motivo noi dobbiamo cedere le
nostre fiscalità all’intera nazione?" - Supponete che io sia una regione
ricca, prendete, così non offendo nessuno, l’Emilia Romagna ha le sue
fiscalità i suoi servizi , le sue barriere, quindi gestirebbe
accelerando una differenziazione che esiste già tra le varie regioni.
Questo è il guaio delle povertà materiali che è reale, che è vero, anche
perchè tutto questo funziona nel concetto di normalità, poi vedremo
quanto questa normalità sarà "atta".
Quindi questa è una situazione che c’e in tutte le parti del mondo e che
si stanno studiando. Le situazioni di povertà che questo meccanismo crea
sono eccessive, perchè potrebbero essere calmierate, se si usassero
strumenti generali più adeguati, probabilmente non dico che si
eliminerebbe la povertà, ma comunque sarebbe maggiormente controllata;
invece questa "forbice" tra ricchi e poveri tende a crescere ormai da
vari anni.
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