diaconia della fede

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 L'Area Meditazione vuole offrire occasioni di preghiera/meditazione con i momenti di pacificazione, gli itinerari di preghiera silenziosa e profonda, la lectio divina ecc... a persone in ricerca del senso della vita.
 

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La meditazione del Padre nostro come guarigione

a Villa S. Ignazio - via alle Laste 22 - TRENTO - 0461-238720

 

OGNI MARTEDI

Dalle 17.30 alle 18.30

Accompagnatore:

p. Livio Passalacqua sj

 

OGNI GIOVEDI

Dalle 9.00 alle 10.00

Accompagnatore:

Wanda Farina

 

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori

Il linguaggio ebraico conosce una moltitudine di espressioni che sono state tradotte con ‘peccato’ o ‘colpa’. Tutti questi termini ebraici definiscono però fatti concreti. Di conseguenza, non è stato possibile trovare una parola precisa per la definizione di ‘peccato’ o ‘colpa’ in generale. Per tale ragione non c’è da meravigliarsi se le traduzioni greche variano: Matteo parla di ‘debiti’, Luca di ‘peccati’ e la Didaché di ‘debito’.

Nell’ebraico fondamentalmente non si fa differenza tra l’azione peccaminosa, il senso di colpa che ne deriva e il castigo finale, perché questi dati di fatto, che noi abbiamo fissato in tre stadi diversi, per l’uomo dell’Antico Testamento sono soltanto punti cruciali all’interno di un avvenimento unico, chiuso in sé, inscindibile. (…)

La parola greca hamarna (peccato) significa propriamente ‘mancare il bersaglio’. Se un tiratore deve colpire il bersaglio e non lo centra, ‘pecca’, cioè manca il traguardo. Ma noi quale bersaglio, quale traguardo dobbiamo raggiungere? Dobbiamo maturare, per diventare esseri umani ben precisi, determinati, inconfondibili, in cui tutto il potenziale è contenuto, sviluppato e riunito. È quello che Platone descrive come avvicinamento della nostra immagine a quella originaria e Aristotele come enre/écheia (impulso di sviluppo diretto alla meta). Nel Nuovo Testamento questo processo è assimilato all’essere trasformati nell’immagine di Cristo (2 Corinzi 3,18) e C.G. Jung lo chiama ‘individuazione’. “Individuazione psicologica significa consapevolezza di quella individualità che ogni essere possiede senza saperlo.” Questa individualità è costituita dall’uomo intero: con la sua consapevolezza e il suo inconscio. “L’impulso all’individuazione è la necessità di trovare la vera realtà che si nasconde dietro la nostra superficie e che spesso gli altri vedono molto più chiaramente di noi stessi.”

Se non assecondiamo questo impulso all’individuazione, se vogliamo persistere nell’inconsapevolezza, allora ‘pecchiamo’. La via dell’individua-zione è dunque la meta. Peccare vuol dire non camminare su questa via e quindi vivere passando accanto al bersaglio della nostra vita e mancandolo. Quando il regista cinematografico francese Henri Georges Clouzot trovò la fede in Dio, disse: “J’ai été à coté de moi-même longtemps. Je me suis enfin rejoint” (Per lungo tempo sono stato accanto a me stesso. Finalmente mi sono raggiunto) .

Il ‘vivere accanto a se stessi’ e il ‘lasciare che l’esistenza scorra accanto a se stessi’ è la grande tentazione di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente. È la carne, che continua a contrastare gli impulsi dello spirito, cioè del nostro Sé (Galati 5,17 e Romani 7,14 e seguenti). Ogni qualvolta non siamo sulla via verso l’interezza, vale a dire, quando non siamo fedeli a noi stessi, non facciamo centro: ‘pecchiamo’. Qualsiasi forma di unilateralità è ‘mancare il bersaglio’. Chi giudica unicamente con la ragione e non vi aggiunge pure il sentimento (e viceversa) commette ‘peccato’. Chi percepisce soltanto il mondo esterno e non ugualmente quello interiore (e viceversa) commette ‘peccato’. Chi si orienta esclusivamente sui valori materiali e nega quelli spirituali (e viceversa) manca il bersaglio: commette ‘peccato’. Diventare interi significa perciò: integrare ciò che è parziale, unilaterale. Peccato equivale a mancare la totalità. Nel Nuovo Testamento ciò che vuole lo spirito è esaltato sotto l’aspetto dell’amore, e più precisamente, nella sua triplice forma di amore per se stessi, per il prossimo e per Dio. Se manchiamo il bersaglio dell’amore, commettiamo peccato.

da “Padrenostro” di Bittlinger - Red Ed

 

 

 

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