ALLA FINESTRA PER UNA LEZIONE DI SPERANZA

Immaginate di avere vissuto la vostra vita in pace circondati dalla famiglia e dagli amici, poi all’improvviso tutto cambia, i vicini da lunga data vi odiano, la vostra casa viene distrutta, siete costretti a fuggire senza poter portare niente con voi, se non la vostra vita.

Dopo un pericoloso viaggio vi trovate in un paese straniero: adesso siete dei richiedenti asilo politico, domani, forse, dei rifugiati.

Chi è un rifugiato?

E’ una persona che non può o non vuole tornare nel suo paese a causa di un fondato timore di persecuzione basata su motivi di razza, religione, nazionalità, opinioni politiche.

Nel 1951 è stato istituito dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) con l’incarico di assistere al reinsediamento di 1,2 milioni di europei fuggiti a causa della seconda guerra mondiale, ma il suo mandato è stato via via rinnovato e nel suo primo mezzo secolo di attività ha assistito oltre 50 milioni di persone ricevendo anche due premi Nobel per la pace.

Oggi l’UNHCR è una delle principali agenzie umanitarie del mondo ed assiste circa 22 milioni di persone, dei quali l’80% donne e bambini, tra sfollati, rifugiati, richiedenti asilo, per proteggere i diritti fondamentali di persone costrette a fuggire.

Non solo l’UNHCR si occupa di rifugiati ma molte organizzazioni internazionali come la US Committeee for Refugees, Amnesty International, Action Aid, Caritas, European Council on Refugees and Exiles e molte altre.

Il Jesuit Refugee Service è una di queste ed opera in tutto il mondo svolgendo, tra l’altro, una preziosa opera di informazione tramite il bollettino Dispatches (dispatches @jesref.org).

Nella casa in cui Ignazio e i suoi compagni avevano soccorso i poveri del loro tempo, vent’anni fa padre Arrupe volle aprire uno spazio di accoglienza per i rifugiati.

Nacque così il Centro Astalli, in una stanza, per dare da mangiare ad una quindicina di rifugiati che non avevano altra alternativa che dormire nelle strade di Roma, affamati e con il rischio di venire arrestati.

Oggi il centro Astalli può contare sull’aiuto di molti volontari, di ambulatorio, centro di ascolto, dormitori, lavanderia, cucina, corsi di lingua italiana, assistenza legale.

Il centro Astalli non è solo questo.

Insieme all’UNHCR e alla Pontificia Università Gregoriana ha promosso il “Progetto finestre”, per sensibilizzare l’opinione pubblica al tema del diritto d’asilo e delle problematiche dei rifugiati, creando occasioni d’incontro tra rifugiati e cittadini italiani e favorendo in un vasta platea di studenti, attraverso l’ascolto delle storie dei rifugiati e l’utilizzo di materiale didattico, una riflessione su argomenti quali guerre e persecuzioni, diritti umani, donne e bambini rifugiati, rifugiati celebri, società interculturale.

E’ prevista l’indicazione di brani, poesie sul tema, giochi di ruolo, iniziative da proporre in classe.

Il progetto finestre, attivo nelle scuole fino al maggio 2003, ha avuto il patrocinio del Ministero dell’istruzione.

In Trentino sono coinvolti, al momento attuale, cinque istituti di istruzione superiore con la partecipazione di oltre 700 studenti.

L’incontro viene preparato con il sussidio del materiale e l’inserimento del progetto nel percorso scolastico, considerando l’interdisciplinarietà delle tematiche sui rifugiati.

L’incontro con il rifugiato - in Trentino il Centro Astalli ne ospita tre ed altri in Veneto, con la preziosa opera di padre Giovanni Fantola* - è il momento più significativo perchè attiva la partecipazione prima di tutto emotiva degli studenti e fa comprendere una realtà spesso ignorata anche dal mondo degli adulti.

Se si considera che in Italia vivono circa 23 mila rifugiati e nel 2000 hanno chiesto asilo politico 18 mila persone, si comprende come non stiamo parlando di un fenomeno che non ci tocchi da vicino...

L’incontro con chi proviene da paesi funestati da guerre civili e oppressi da dittature permette inoltre di comprendere meglio cosa significhi ottenere lo status di rifugiato che consente, dopo non facili procedure e il rischio di espulsione, di ricominciare una vita “normale”.

Le storie dei rifugiati parlano di conflitti, persecuzioni razziali e violazione di diritti umani, di paura per i propri cari rimasti in paesi che praticano le più atroci violenze e di un viaggio cominciato con una fuga inseguiti da un machete o dalle bombe.

Ogni racconto comincia ricostruendo una storia da un punto di vista personale che si intreccia con la Storia alla quale apparteniamo tutti.

Alcuni rifugiati vivono a lungo nella paura e sono oggetto di studi gli effetti a lungo termine di guerre, violenze, torture come evidenziato da Richard Mollica, fondatore dello Harvard Program in Refugee trauma.

Ci sarebbe ancora molto altro da dire ma vorrei concludere con una citazione di padre Vittorio Liberti, già superiore dei Gesuiti Italiani: “gli immigrati, i rifugiati, ci parlano della speranza. L’aver affrontato un viaggio che probabilmente ha messo a repentaglio la loro stessa esistenza, l’aver venduto tutto quello che avevano nel loro paese, l’essere sfuggiti a minacce e persecuzioni, il voler cominciare tutto daccapo in un contesto completamente nuovo e sconosciuto, tutto questo ci parla di speranza.

O meglio, insegna di nuovo cosa sia la speranza a noi che siamo diventati analfabeti di questa virtù.

Noi che abbiamo tutto più o meno a poco prezzo, viviamo profondamente a contatto con tanti immigrati che devono conquistare tutto, mettendo ogni volta in gioco la loro vita e tutto ciò che hanno”.

Vi aspettiamo per informazioni o per una collaborazione alla preparazione degli incontri!

Patrizia Collino - Settore cultura di Villa Sant’Ignazio
Info: Villa Sant’Ignazio tel. 0461.238720; e-mail vsi@vsi.it;
Fondazione Centro Astalli tel. 06.69925099;
e-mail fondazione.astalli@jesref.org.

* PS: P. Giovanni chiede qualche motorino o bici per gli spostamenti dei suoi rifugiati. Grazie

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